Che cosa ci si aspetta dalla fotografia? Più o meno
quello che ci si aspetta da qualsiasi altra forma d’arte: essere strappati ai limiti della nostra esistenza per entrare
in un nuovo, avvolgente mondo sensoriale. Udire con altri orecchi, vedere con occhi diversi. È per questo che ci affidiamo
alla guida dell’artista.
Pino Rampolla ci riesce magistralmente attraverso una
serie di scatti fotografici che, benché aderenti alla nostra migliore tradizione realista novecentesca, riescono a
tingersi improvvisamente di magia, di mistero.
Uno sguardo, un gesto, tutto viene proiettato sullo
sfondo di un mare forte e maestoso.
Un mare, freddo depositario dei segreti umani, visto
attraverso gli occhi di chi l’ama veramente. Un mare che tutti guardiamo, ma che adesso l’obiettivo sembra
improvvisamente vedere.
L’amore è il tema portante della raccolta, un
sentimento così forte che coinvolge lo spettatore e lo catapulta in un mondo fatto di piccole cose legate alla quotidianità,
di un mondo del non detto in cui il ricordo di sensazioni passate è forte quasi quanto l’irruenze della natura.
L’amore ad Ostia. Per Ostia. Ma soprattutto dentro Ostia. Frammenti di emozioni che sarebbero subito dispersi diventano qui storia, tessuto urbano, vita.
La semplice contemplazione del mare diviene la
celebrazione silenziosa di un rito teso ad esaltare quella divinità panica che si cela dietro ogni singolo granello di
sabbia dorata.
L’artista è riuscito perfettamente a cogliere il
nesso imprescindibile, il rapporto che intercorre tra cuore umano e cuore della città, affidandosi ad immagini cariche di pathos
come un uomo che cavalca al tramonto sulla spiaggia che sembra rievocare il
“viandante sul mare di nebbia” di Caspar Friedrich.
Da questa nebbia la vena artistica di Rampolla viene
fuori con prepotenza. “Le fotografie possono raggiungere lì eternità attraverso il momento” amava dire Henri Cartier
Bresson, padre del fotogiornalismo.
Pino Rampolla non può essere rimasto indifferente a
quest’uomo e alla sua arte e lo ha anzi preso come punto di riferimento intendendo la fotografia come il porre sulla
stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore.
Ostia e chi ci vive devono essere grati a questa
raccolta: è più grande di quello che sembra, e la sua voce silenziosa è quella di un’intera città.
Giulio Leoni.