PINO RAMPOLLA
fotografo

 

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Prego, sorrida! Copertina del libro

Prego, sorrida!

Ottobre 1999

A proposito di foto "buffe"
prefazione di Pino Caruso

Non credo siano molti i fotografi interessati e occupati a cogliere gli attimi buffi della vita. O almeno io non ne ho né notizie né testimonianze. E dovrei dedurne che non ce ne sono, mentre, invece, più logicamente, penso ce ne debbano essere. Un po' come la vita negli altri pianeti: sarebbe incomprensibile, che, tra miliardi di mondi, ad essere abitato fosse soltanto il nostro; l'infinita estensione dell'universo risulterebbe, almeno per l'umano modo di sentire, spazio sprecato.

Una spinta non si nega a nessuno

UNA SPINTA NON SI NEGA A NESSUNO

Così è da mettere nell'ordine degli sprechi quanto di 'buffo' viene ignorato dal disinteresse dei fotografi. E di spreco o di occasioni perdute si può, comunque, parlare; ché se la mia memoria fatica a rintracciare ricordi di fotografi alla ricerca dell'umorismo involontario dell'esistenza, è evidente che scarseggiano; confermando il pregiudizio di chi valuta poco serio il comico e soltanto apprezzabile il drammatico. E non dico qui del pregiudizio verso la scarsa serietà del comico, quanto dello stile comico; ché a definire poco serio ciò che è comico in sé, sarebbe come definire poco bianco il nero. E' ovvio che il comico non è"serio" proprio perché è comico; ma può essere serissimo per il suo significato (a meno di non confondere il serio con il funereo). C'è forse qualcosa di più comico e insieme di più tragico di una comica di Charlot?

Ho visitato parecchie mostre fotografiche e visto centinaia di fotografie (tutte per lo più in bianco e nero- quasi che il fotografo abbia voluto 'correggere' l'errore di Dio che ha concepito variopinta la realtà, dotandola di una suggestione ingannatrice; ma questo è un altro discorso); fissavano, queste foto, istanti dell'angoscia esistenziale dell'uomo, del suo quotidiano malessere; istanti dolorosi, immobilizzati in una sorta di eternità espressiva.
E' la ragione del fotografare d'accordo. Ma il tragico, come il comico, nella realtà, non rimangono immutabili (e fortunatamente, almeno nel caso del tragico), si alternano, si mischiano, si sovrappongono. E insieme sono l'esistenza.

Capisco che la rappresentazione del tragico susciti maggiore rispetto (se non altro quello che si ha per le disgrazie) ma perché mai debba, sul piano estetico e intrinseco, godere a priori, di maggiore considerazione è comprensibile soltanto se si fa confusione tra ciò che si esprime e il modo di esprimerlo.

Nell'arte è il modo di esprimere che fa l'arte.

Entrara d'emergenza

ENTRATA D'EMERGENZA

"Preso sorrida" è il titolo di questa raccolta, sia in catalogo che in mostra, di foto 'buffe' firmate da Pino Rampolla; il quale, forse, avrebbe dovuto aggiungere:
"Come ho sorriso io scattandole" - a spiegare, a chiarire che l'umorismo è più nell'occhio di chi osserva e meno nelle cose. Al contrario del tragico, che chiunque vede: l'agonia, la morte, l'accidente funesto, sono lì palesi e inconfondibili. Il comico non basta averlo sotto il naso, è il cervello, sono gli occhi della mente che lo scoprono, quando non lo inventano sovrapponendolo a una realtà che magari di suo non lo contiene. Si potrebbe affermare, magari non categoricamente, che il tragico esiste in natura mentre il senso dell'umorismo è un'invenzione dell'uomo. O, se volete, una scoperta. E magari nel senso che Michelangelo dava alla scultura: "Ogni blocco di marmo - diceva - racchiude un capolavoro: è sufficiente togliere la pietra superflua per portarlo alla luce". Così fa la fotografia: coglie il nucleo centrale di una realtà visibile e lo fissa rivelandone l'anima nascosta, che è poi quella di chi fotografa, che è poi, nel nostro caso, quella di Pino Rampolla: un'anima d'artista ammiccante e sorniona. Come è sempre l'ironia.

Pino Caruso

 


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